Procedura per limitare o vietare la coltivazione di OGM in Italia

  • Stampa

Il decreto legislativo n. 227/2016, modifica il decreto legislativo 224/2003 dando attuazione alla direttiva (UE) 2015/412, per quanto concerne la possibilità per l’Italia di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul suo territorio dopo l’autorizzazione a livello unionale.

Il Titolo III bis introdotto nel decreto legislativo n. 224/2003 (testo coordinato), prevede un meccanismo in due fasi, da attuarsi nel corso della procedura di autorizzazione alla coltivazione di un determinato OGM (ai sensi del decreto legislativo 224/2003, della direttiva 2001/18/CE o del regolamento (CE) n.1829/2003) o nel corso del rinnovo dell’autorizzazione.

Autorità nazionale competente per l’attuazione del Titolo III bis del decreto legislativo n. 224/2003 è il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Le misure di limitazione o divieto della coltivazione non incidono sulla libera circolazione degli OGM, come tali o contenuti in prodotti e non riguardano la coltivazione a fini sperimentali così come disciplinata dal Titolo II del decreto legislativo n. 224/2003.

Il meccanismo in due fasi prevede che:

  • nella prima fase, durante la procedura di autorizzazione di un OGM o durante il rinnovo di un'autorizzazione, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, può richiedere a chi ha presentato la domanda di autorizzazione alla coltivazione dell'OGM, ai sensi della direttiva 2001/18/CE o del regolamento (CE) n. 1829/2003, di adeguare l'ambito geografico dell'autorizzazione dell'OGM. Tale richiesta è effettuata per il tramite della Commissione europea.
    Se chi ha presentato la domanda di autorizzazione accetta la modifica dell'ambito geografico, l'autorizzazione alla coltivazione viene emessa sulla base dell'ambito geografico modificato.
    È inoltre previsto che ogni regione o provincia autonoma possa chiedere al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che il suo territorio o parte di esso sia reintegrato nell’ambito geografico dell’autorizzazione all’immissione in commercio di un OGM dal quale era stato precedentemente escluso, con proprio decreto di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
     
  • nella seconda fase, nel caso in cui non sia stata presentata alcuna richiesta di adeguamento dell'ambito geografico o nel caso in cui chi ha presentato la domanda di autorizzazione alla coltivazione confermi l'ambito geografico, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali può adottare misure per limitare o vietare la coltivazione dell'OGM.
    Tali misure devono essere conformi al diritto dell'Unione europea, motivate e rispettose dei principi di proporzionalità e di non discriminazione, e basate su fattori quali:

• obiettivi di politica ambientale;
• pianificazione urbana e territoriale;
• uso del suolo;
• impatti socio-economici;
• esigenza di evitare la presenza di OGM in altri prodotti, fatto salvo quanto disposto dall’art. 26 bis della direttiva 2001/18/CE;
• obiettivi di politica agricola;
• ragioni di ordine pubblico.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, può revocare le misure di limitazione o di divieto introdotte, qualora le regioni o le province autonome ne facciano richiesta, informando senza indugio la Commissione europea e gli altri Stati membri.

 

cliccare sull'immagine per ingrandire

 TITOLO III bis  224 2003